Lifehacker è un sito che leggo spesso. Chi pratica il life hacking, cerca di migliorare e ottimizzare la propria vita con delle tecniche che apprende per esperienza e per condivisione. Secondo Wikipedia: «the term [...] is primarily used by computer experts who suffer from information overload or those with a playful curiosity in the ways they can accelerate their workflow in ways other than programming.»

Il sovraccarico di informazioni è uno dei motivi per cui il life hacking mi interessa, ma non l'unico. Sicuramente Internet è qualcosa che dà la sensazione di affogare, tanto è grande e tanto è limitata la nostra possibilità di esplorarlo tutto. È probabilmente anche il medium più dispersivo, con infinite possibilità di approfondimento per ogni argomento. Anche per finire un solo articolo di Wikipedia è necessaria una disciplina ferrea.

Mi accorgo però che la vita più in generale si comporta così. Guardare un film in televisione dà un senso di compimento, se non si viene sopraffatti dallo zapping. Ma se si guarda un film perché si inizia a vederlo durante la cena e si va avanti per inerzia, questo senso di compimento è un'illusione.
A volte siamo talmente presi da un lavoro entusiasmante, che non ci accorgiamo che è totalmente inutile. Lo stesso si può dire di ogni cattiva abitudine e di ogni cosa che facciamo perché la società ci suggerisce che sia bene farla.

La domanda è: chi decide cosa faccio? Ho sovente la sensazione, mentre sto facendo qualcosa, che non sia stato io a deciderlo. È come se ci fosse una parte della mente che è brava a prendere le decisioni sagge e lungimiranti, e una parte brava nel fare le cose. Le due parti non lavorano mai insieme. Quando la parte "pratica" inizia a lavorare, non sente più ragione. Così senza guida diventa influenzabile e manipolabile.

Per questo sento l'esigenza di aiutare in qualunque modo il saggio a guidare il pratico. Ovunque stia andando, voglio essere stato io a deciderlo.